Cosa Vedere ad Auschwitz

Cancello di Auschwitz: Storia e Significato della Scritta “Arbeit Macht Frei”

Stai pensando di visitare il campo di concentramento di Auschwitz e hai alcune curiosità storiche? Sei nel posto giusto per avere tutte le informazioni di cui hai bisogno! 

In questo articolo tratteremo nello specifico la celebre scritta posta sul cancello di Auschwitz, “Arbeit macht frei”, che tradotto significa “il lavoro rende liberi”. 

È diventato quasi un simbolo del campo di concentramento, infatti tutti associano immediatamente questa scritta ad Auschwitz; tuttavia non era presenta solamente in questo campo di concentramento e cela in realtà una storia molto interessante

Continua a leggere per scoprire tutto quello che c’è da sapere sul cancello di Auschwitz.

Ma prima di proseguire, presta attenzione! Voglio darti un ottimo consiglio: riservarsi un ingresso prioritario è l’unico modo che hai per evitare lunghe code all’ingresso. Inoltre, se aggiungerai l’accompagnamento di una guida esperta al tuo pacchetto, sarai sicuro di concederti un’opportunità unica di crescita e riflessione per le fredde strade del più grande campo nazista di concentramento e sterminio!

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Origine della scritta “Arbeit macht frei”

Come hai potuto leggere, la scritta significa “il lavoro rende liberi” e deriva dal romanzo del 1872 di Lorenz Diefenbach.

Diversi personaggi del romanzo, infatti, trovavano la loro dimensione o una sorta di redenzione attraverso il lavoro che svolgevano, dunque, il lavoro aveva una funzione quasi pedagogica necessaria per la trasformazione positiva dei personaggi

L’introduzione di questo motto in un campo di concentramento si ebbe a Dachau nel 1933, ma fu preso presto ad esempio anche da altri campi tra cui Auschwitz fin dalla sua costruzione nel 1940. 

cancello di dachau

Dachau, Germania: cancello d’ingresso del primo campo di concentramento nazista aperto nella Germania nazista. Photo ID 194595270 | Arbeit Macht Frei © Micha Klootwijk | Dreamstime.com

In realtà, la frase non voleva essere un inganno: originariamente, i primi campi nazisti erano considerati di correzione, o per tedeschi che non seguivano il regime o per popolazioni considerate “educabili”

Tuttavia, con la trasformazione in campi di sterminio e con il pensiero di eliminare le persone di etnie considerate “inferiori”, la scritta assunse un macabro aspetto

Per esempio, ad Auschwitz pare che il direttore Hoß ricordasse spesso ai suoi prigionieri il destino che li aspettava, dunque l’illusione era piuttosto vana.

Tuttavia, nell’incertezza e nella paura, la scritta poteva suonare come una speranza di salvezza in caso di dedizione al lavoro o, per chi fosse più disilluso, una menzogna crudele e sadica. 

Si pensi a Primo Levi che, nel suo libro “La tregua”, definì le parole che compongono la scritta così: “Le tre parole della derisione sulla porta della schiavitù”.

Il cancello di Auschwitz: costruzione e dettagli

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ID 143002358 | Auschwitz © Thiago Lopes | Dreamstime.com

La scritta, come detto, fu voluta dal comandante del campo ma progettata dall’ufficiale tedesco Kurt Muller

La forgiatura, però, fu affidata ad un prigioniero polacco chiamato Jan Liwacz. Se si osserva bene la lettera “B” di “Arbeit” si nota un particolare: è capovolta. 

Questa stranezza parrebbe essere un piccolo atto di rivolta del prigioniero-forgiatore che, per dimostrare il suo disaccordo su ciò che il campo rappresentava, decise di rischiare la vita pur di rovesciare quella lettera

Dopo la liberazione del campo, l’ex-prigioniero chiese di avere la scritta che però stava già viaggiando verso est dopo che un soldato sovietico l’aveva staccata.

Solo dopo riuscì ad ottenerla barattandola con una bottiglia di vodka e la tenne, conscio del suo valore, per poi donarla al Museo di Auschwitz anni dopo.

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Il cancello di Auschwitz oggi: conservazione e memoria

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ID 41362760 | Auschwitz © Danilo Mongiello | Dreamstime.com

La scritta fu rubata nel 2009 da tre ladri che la spezzarono in altrettante parti. Dopo pochi giorni, tuttavia, i ladri furono arrestati, la scritta restaurata e posta al sicuro all’interno del museo di Auschwitz.

Una copia identica, invece, è stata posta nel luogo originale: questo è fondamentale perché è un’importantissima testimonianza storica e la sua vista, proprio mentre si varcano i cancelli di Auschwitz, ha un impatto emotivo molto forte

Il cancello e la scritta, infatti, sono una parte fondamentale della visita su cui ci si sofferma per un momento di riflessione: se sceglierai di farti accompagnare da una guida, potrai ricevere grandi approfondimenti durante la tua visita!

Arbeit macht frei Auschwitz: Domande frequenti

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ID 96269028 | Auschwitz © Szymon Kaczmarczyk | Dreamstime.com

Perché sul cancello di Auschwitz c’è la scritta “Arbeit macht frei”?

La scritta era un motto voluto dai nazisti perché originariamente i campi servivano per rieducare cittadini tedeschi non allineati con il regime. 
La scritta fu presa da un romanzo del 1872 di Lorenz Diefenbach. Tuttavia, perse il senso originario via via che i campi diventarono di sterminio e il concetto di “libertà” non fu più, in alcun modo, associabile al campo.

Qual è il significato della “B” capovolta nella scritta?

Il fabbro che forgiò la scritta era un prigioniero polacco, tenuto in vita dai nazisti proprio per le sue capacità tecniche. 
Incaricato di forgiare la scritta, decise di applicarvi la lettera “B” capovolta proprio per rappresentare il suo dissenso rispetto a ciò che era il campo, rispetto a quel calpestamento dei diritti umani e al vero senso del lavoro come mezzo di nobilitazione e crescita dell’individuo.

Il cancello originale è ancora presente ad Auschwitz?

Il cancello è ancora presente, a testimoniare ciò che i prigionieri vedevano appena arrivavano al campo. Tuttavia la scritta “Arbeit macht frei” è una riproduzione. 
Nel 2009, infatti, tre ladri rubarono l’originale spezzandola, pertanto, una volta recuperata e restaurata, si decise di tenerla al sicuro all’interno del museo di Auschwitz.

È possibile visitare il cancello di Auschwitz oggi?

Sì, è possibile vedere il cancello. Viene varcato durante le visite al museo-campo. Solo se accompagnati da una guida esperta, però, avrete la possibilità di accedere a numerose informazioni storiche ed approfondimenti.

Conclusioni

Siamo giunti alla parte conclusiva di questo articolo. Abbiamo visto insieme il significato e la storia del cancello di Auschwitz con un’attenzione particolare alla sua celebre scritta “Arbeit macht frei”. 

Abbiamo appreso la particolarità della sua lettera “B” rovesciata e da dove deriva questo motto nazista applicato all’interno dei campi di concentramento. 

Ho infine risposto alle domande più frequenti relative a questo tema, tuttavia, se dovessi avere ancora qualche dubbio, non esitare a contattarci lasciando un commento qua sotto.

Per concludere lascia che ti ricordi l’importanza di riservarsi un biglietto skip-the-line per evitare inutili code all’ingresso

Inoltre, se davvero non vuoi tralasciare nulla di questa esperienza e desideri comprendere nel profondo cosa ha significato Auschwitz, dovrai necessariamente garantirti l’accompagnamento di una guida esperta: solo con lei potrai davvero afferrare ogni informazione storica e umana, contestualizzandola durante la tua visita.

Quel tragico e beffardo motto nazista è un monito che ancora grava sulle nostre coscienze e vederlo con i tuoi occhi, ne sono certo, ti permetterà di vivere un’esperienza davvero toccante.

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